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LA STORIA DEGLI ETRUSCHI
Scritta dagli archeologi
Roberto Russo Emilio Bellatalla
e Susanna Tofanari
i disegni e le foto sono stati realizzati da ©Raffaela Maria Sateriale
THE HISTORY OF ETRUSCANS
by the archaeologists
Roberto Russo, Emilio Bellatalla,
Susanna Tofanari.
Pictures and photos by ©Raffaela Maria Sateriale.
L'alimentazione
Cosa mangiavano gli Etruschi?
Le principali risorse alimentari degli Etruschi erano l'agricoltura e l'allevamento, favorite da un territorio fertile e ricco. Gli Etruschi mangiavano due volte al giorno, mentre gli altri grandi popoli dell'antichità, Greci e Romani, mangiavano abbondantemente di fronte a una tavola apparecchiata soltanto una volta al giorno. Questo ha contribuito a diffondere la convinzione che gli Etruschi fossero grandi amanti del lusso e della buona tavola, e addirittura "grassi"! L'Etruria era famosa per la produzione di cereali, in particolare di grano, orzo e farro. I terreni erano così fertili che producevano molti più frutti degli altri terreni italici. In questo territorio erano coltivati anche cereali minori. Il prodotto più richiesto era comunque il grano, poiché sembra che la qualità coltivata in Etruria fosse davvero ottima. La seconda grande ricchezza alimentare legata all'agricoltura era costituita dai legumi: fave, ceci, piselli e lenticchie. Anche se in certi casi venivano dati agli animali, erano soprattutto gli uomini a mangiare i legumi bolliti, macinati o trasformati in farina (soprattutto fave e ceci). L'insieme di cereali e legumi garantiva un'alimentazione corretta e bilanciata. Altri due prodotti agricoli godevano di straordinaria importanza, non tanto per l'alimentazione di sopravvivenza quanto per la ricchezza economica che producevano. Si tratta infatti di due piante che fornivano più prodotto di quanto veniva consumato sul posto: la vite e l'olivo. Proprio il vino, ottenuto dalla vite, e l'olio sono prodotti che hanno reso famosi gli Etruschi presso le popolazioni barbare del nord e del Mediterraneo. Naturalmente le olive non venivano utilizzate soltanto per produrre olio, ma erano anche mangiate; inoltre erano conservate in salamoia, esattamente come si fa oggi. Numerosi erano gli alberi da frutto coltivati, principalmente fichi, peri e noccioli. L'animale più allevato per l'alimentazione era il maiale. Due particolarità favorivano il suo sfruttamento: era facile allevarlo nei fitti boschi attorno a Volterra ed era possibile utilizzarlo completamente. Ancora oggi esiste il detto "del maiale non si butta via niente". Le pecore e le capre non servivano soltanto per fornire cibo dalla carne, ma anche per produrre lana, latte e, di conseguenza, formaggio. Questo alimento, infatti, era assai diffuso in Etruria ed era mangiato normalmente o grattugiato. Significativa importanza era data ai bovini. Anche in questo caso non si trattava di allevamento limitato a un uso alimentare, poiché i buoi servivano principalmente per arare i campi da coltivare.
Food
What did Etruscans eat?
The main food resources of Etruscans were agriculture and breeding, thanks to a fertile and rich territory. Etruscans ate twice a day, while the other great people of the antiquity, Greek and Romans, ate abundantly at a set table only once a day. From then on the firm believe that Etruscans were great lovers of luxury and good cooking, and even "fat"! Etruria region was famous for the production of cereals, particularly wheat, barley and emmer The ground was so fertile that the production of fruits was higher than the other italic ones. In this territory also minor cereals were cultivated. However the most requested product was the wheat, since its quality cultivated in Etruria was indeed considered excellent.
The second great food wealth related to agriculture was constituted by pulses: broad beans, chickpeas, peas and lentils. Even if they sometimes were given to animals, above all men ate boiled pulses, ground or turned into flour (particularly broad beans and chickpeas). Cereals and pulses guaranteed a correct and balanced feeding.
Other two farm produce enjoyed an extraordinary importance, not so much for survival but for revenue. It's about two plants; the quantity of their produce was higher than the one consumed: grapevine and olive tree. Just the wine, obtained by the grapevine, and the oil are produce which made Etruscans well-known in the Northern and Mediterranean Barbaric populations. However the olives were not used only to make oil, but to be eaten, too; besides they were preserved in brine, like today. The cultivated fruit trees were many, mainly hazels, fig and pear trees. The most common animal for breeding to be eaten was the pig. Two features favoured its exploitation: it was effortless to breed it in the dense woods around Volterra and it was possible to use each part. Even today the motto "we don't thrown anything away of the pig". Sheep and goats weren't used only for providing meat, but also for wool, milk and, consequently, cheese. This food, in fact, was very widespread in Etruria and was usually eaten or grated. Cattle were meaningfully important. Also in this case oxen were used both to provide food and plough fields to be cultivated.
La società
Le indagini archeologiche sono particolarmente importanti per lo studio di una società, come quella etrusca, che ci ha lasciato poche fonti scritte. Gli archeologi cercano di ricostruire la vita quotidiana, gli usi e i costumi dei popoli che sono vissuti prima di noi attraverso i loro oggetti che si sono conservati fino a oggi. Gli scavi di necropoli, città, insediamenti ci hanno fornito dati importantissimi per arrivare a capire come doveva essere organizzata una società che è durata quasi mille anni, modificandosi nel corso dei secoli. Nella fase villanoviana, tra il X e l'VIII secolo a.C., sembra esserci una certa uguaglianza sociale come ci testimoniano le sepolture a pozzetto con i resti del defunto bruciati e deposti in vasi cinerari coperti da una ciotola rovesciata. A partire dall'VIII secolo a.C. si affermano i principi, aristocratici che dominano sulla comunità. I loro simboli di potere, che ritroviamo nelle tombe sfarzose, sono le armi riccamente decorate, le fibule e i gioielli spesso fabbricati con materiali provenienti da luoghi lontani (ambra e avorio), gli utensili per il banchetto e, in alcuni casi, i carri da guerra. Anche i corredi si differenziano, a dimostrazione della presenza di diverse classi sociali. Nel VII secolo a.C. in Etruria sono attivi degli artigiani specializzati che, grazie alla propria bravura e alla loro capacità, cominciano ad emergere socialmente. La ricchezza smette di essere concentrata nelle mani di pochi ricchi e nasce così una specie di classe media che acquista importanza anche nella gestione del potere politico. Questi cambiamenti porteranno alla nascita delle grandi città etrusche e alla realizzazione di opere pubbliche sia religiose che civili. Si notano importanti cambiamenti anche dal punto di vista militare, poiché il gruppo di cittadini armati in maniera uguale e che combattono insieme, gli uni vicini agli altri, si sostituisce alla figura del principe che combatte da solo. Questi cittadini, armati di lunga lancia e di scudo circolare, sono detti opliti.
Un'altra categoria di persone molto importante nella società etrusca è quella dei sacerdoti. Anche essi hanno un oggetto simbolo che li rappresenta: si tratta del lituo, un bastone terminante a spirale, con cui il sacerdote tracciava i limiti delle aree sacre e civili o che utilizzava per l'interpretazione dei segni divini. Parlando degli Etruschi, non si può fare a meno di considerare il ruolo della donna, che curava molto la persona, partecipava alla vita pubblica e accompagnava il proprio marito nel banchetto, cosa che indignava i Greci. Infatti gli ellenici criticavano molto la donna etrusca per la sua eccessiva "libertà". Al contrario, essa aveva un ruolo fondamentale, perché garantiva l'ereditarietà del rango e la continuità della stirpe. Tutti gli oggetti che si trovano nelle sepolture femminili confermano questo ruolo: gli specchi, ma soprattutto gli arnesi utilizzati per la filatura (fusi, fuseruole, rocchetti) e per la tessitura come piccoli coltelli con cui tagliare il filo alla fine del lavoro. Un'altra categoria, di cui è necessario parlare quando si esamina una società antica, è quella dei servi. Sembra che esistessero due gruppi di servitori, uno di persone che lavoravano nelle case dei signori e uno che viveva e lavorava nelle campagne in uno stato a metà tra la schiavitù e la libertà.
Society
Archaeological investigations are particularly important for the study of a society, like the Etruscan one, that has left few written sources. Archaeologists try to reconstruct the daily life and the customs of the people that lived before us by their objects, preserved till today. The excavations of necropolis, towns, settlements have provided important data to understand as a society, lasted about one thousand years, changing during the centuries. In Villanovan phase, between X and VIII century b.C., there should have been some social equality as grit burials with the dead person's burnt rests, deposed in ash urns covered by an upside-down bowl. From VIII century b.C., the aristocratic principles dominating that community. Their power symbols, visible in the sumptuous graves, are the richly decorated weapons, fibulas and jewels in materials from faraway places (amber and ivory), utensils for the banquet and, in some cases, war carts. Also equipments are different, showing the presence of several social classes. In VII century b.C., in Etruria there were some skilled craftsmen who emerge socially thanks to their own cleverness and their ability. Wealth stops being assembled in few rich and a kind of middle class was born, increasing its importance in the political power management. Thanks to these changes, Etruscans built new big towns and public works, both civil and religious ones. There were also some important changes from the military point of view: the prince that fought alone was substituted by a group of citizens that fought together, equally armed. These citizens, armed with a long lance and a circular shield, are called "opliti".
Priests are another very important category of people in the Etruscan society. They also have a symbol, an object that represents them: the "lituo", a spiralled stick, used for tracing the limits of the sacred and civil areas or the interpretation of divine signs. Talking about Etruscans, we can't consider the role of the woman that took care a lot of her appearance, took part in public life and went with her own husband to the banquet, indignant behaviour for Greek. Actually Hellenics criticized Etruscan women for their excessive "liberty." On the contrary, she had a fundamental role, because she guaranteed the heredity of the rank and the continuity of the stock. All the objects found in the female burials confirm that role: mirrors, but above all the stuffs used for spinning (spindle, spools) and for the weaving, like small knives to cut the thread at the end of the work. Another category necessary to be described when an ancient society is studied is the caste of servants. It seems that there were two groups of servants: the former worked in the houses of the gentlemen and the latter lived and worked in the country, halfway between slavery and freedom.
La scuola e la scrittura
Da sempre gli Etruschi sono considerati un popolo misterioso. La loro lingua e scrittura hanno contribuito ad alimentare questa convinzione. Non è esattamente così, anche se in questo campo nuove scoperte e nuovi studi potrebbero fornire rivelazioni fondamentali. L'etrusco è una lingua morta, vale a dire non più in uso, della quale già in antico si era persa la conoscenza. Essa è differente da tutte le altre lingue, sia italiche che mediterranee. Tuttavia non è del tutto sconosciuta e oggi è possibile, dopo secoli di studio, leggere i testi e anche comprenderli in parte. Leggere vuol dire pronunciare le lettere pressappoco come facevano gli Etruschi. L'alfabeto greco, nell'VIII secolo a.C., giunse nel Lazio e in Etruria portato dai coloni che, partendo da Calcide nell'isola greca di Eubea, fondarono nel golfo di Napoli Pithecussa (nell'isola di Ischia) e Cuma. Pur conoscendo anche l'alfabeto fenicio, gli Etruschi preferirono quello greco che venne adattato alle loro esigenze. Nel greco erano presenti anche le vocali, che non compaiono in fenicio, e doveva esservi un'identità o un'affinità di suono con l'etrusco, pur con differenze importanti. Va ricordato che solitamente la direzione della scrittura etrusca è da destra a sinistra, al contrario della nostra. Si conoscono pure iscrizioni destrorse (da sinistra a destra) o bustrofediche (righe alternate da sinistra a destra e da destra a sinistra come i solchi tracciati da un aratro). Generalmente le iscrizioni seguono la forma degli oggetti su cui sono collocate. Nella fase più antica la scrittura è continua; solo più tardi si introdurrà una punteggiatura per separare le parole. Non esistono maiuscole. Le iscrizioni etrusche possono essere divise in categorie sulla base del contenuto: iscrizioni di possesso con il nome del proprietario di una cosa; iscrizioni di dono o votive con il nome dell'offerente e/o del destinatario; iscrizioni relative a opere edilizie; scritte esplicative di scene raffigurate su specchi, vasi o pareti dipinte; iscrizioni su ghiande missili (proiettili di piombo utilizzati in battaglia); legende monetali. Vi sono, poi, iscrizioni più lunghe riferibili all'ambito religioso o giuridico: calendari rituali, contratti per il possesso di terreni, regole religiose. La maggioranza delle iscrizioni giunte a noi sono di possesso o di dono di un oggetto. Queste scritte riportano, di solito, il nome di una o più persone (il possessore dell'oggetto, chi lo ha donato, a chi è destinato). Nel loro insieme le iscrizioni etrusche appartengono a una stessa lingua, ma vi sono delle differenze legate ai luoghi e al momento in cui sono state fatte. Esistono un "etrusco settentrionale" ed un "etrusco meridionale" così come un "etrusco arcaico" (dal VII al V secolo a.C.) e un "etrusco recente" (dal IV al I secolo a.C.). La scrittura veniva insegnata da scribi o maestri di professione, come in Grecia. Gli allievi dovevano imparare a memoria l'alfabeto e saperlo ripetere. Poi si insegnava ad associare i nomi delle lettere ai loro segni e a scriverle. In tombe di personaggi importanti e su oggetti di grande valore sono stati rinvenuti numerosi alfabetari: oggetti, diversi per forma e materiale, su cui sono incise o dipinte le lettere dell'alfabeto. Erano utilizzati appunto per l'insegnamento o come esercizi di scrittura, ma potevano avere pure un valore religioso e magico legato all'importanza che gli antichi davano alla scrittura. I ragazzi scrivevano con stili appuntiti su tavolette cerate riutilizzabili, dopo avere lisciato la superficie con spatole e raschiatoi. Il sistema di imparare a leggere e scrivere, come si vede, non è poi tanto cambiato nei millenni! Se guardiamo i tipi di materiale su cui sono incise o dipinte le iscrizioni etrusche che ci sono giunte, notiamo che sono andati perduti quasi tutti i documenti di uso quotidiano: i papiri, le pergamene, le tavolette cerate, i libri in tessuto, solitamente lino, gran parte delle lamine di bronzo. Questo perché il materiale era deperibile o riutilizzabile, come nel caso del metallo. Di conseguenza non abbiamo testi di letteratura o storia, vocabolari e grammatiche, ma non dobbiamo pensare che gli Etruschi non ne avessero


School and writing
For a long time Etruscans are considered as a mysterious people. Their language and writing have contributed to strengthen this conviction. This isn't the way things stand, even if new discoveries and new studies could furnish fundamental revelations. Etruscan is a dead language, that is to say no longer in use. Its knowledge was already lost in the past. It is different from all the other languages, both Italic and Mediterranean ones. However it isn't entirely unknown and, after centuries of studies, today it is possible to read the texts and even partly understand them. Reading means pronouncing letters in the same way Etruscans made. In VIII century b.C., the Greek alphabet entered Lazio and Etruria brought by farmers that leaving Calcide in the Greek isle of Eubea founded Pithecussa (in Ischia Isle) in the gulf of Naples and Cuma. Even if Etruscans knew the Phoenician alphabet, they preferred that the Greek one was suited to their demands. In the Greek alphabet also vowels were present unlike the Phoenician one, and a sound identity or affinity with the Etruscan was perceivable, even if with important differences. The direction of Etruscan writing is usually from the right side to the left one, unlike ours. Dextral (from left to right) or boustrophedon (lines alternated from left to right and from right to left, like the furrows traced by a plough) inscriptions are known. Inscriptions generally follow the shape of the objects where they are situated. In the most ancient phase writing is continuous; later on punctuation would be introduced to separate words. Capital letters don't exist. Etruscan inscriptions can be divided into categories in relation to their contents: inscriptions indicating ownership with the name of the owner of a good; inscriptions for gift or votive offer with the bidder's and/or the recipient's addressee; inscriptions for building works; explanatory inscriptions of drawings on mirrors, vases or painted walls; inscriptions on "acorn-bullets" (leaden bullets used in battleships); money legends. There are also longer inscriptions for religious or juridical spheres: ritual calendars, grounds ownership contracts, religious rules. Most of the inscriptions we can see are about ownership or for the gift of a good. These inscriptions usually have one or more proper names (the owner who has given it and the addressee). All the Etruscan inscriptions belong to a same language, but there are some differences in relation to places and periods: "Northern Etruscan", "Southern Etruscan", "Archaic Etruscan" (from VII to V century b.C.) and a "Recent Etruscan" (from IV to I century b.C.). Writing was taught by scribes or professional teachers, like in Greece. Students had to learn the alphabet by heart and be able to repeat it. Then the association of the names of the letters to their signs and their writing was learned. In important characters' graves and on valuable objects, many alphabets have been recovered: objects, different in shape and materials, which the letters of the alphabet are engraved or painted. They were used for the teaching or writing exercises, but they could also have a religious and magic value related to the importance attributed to writing. The boys wrote by pointed styles on reusable waxen tablets, after having smoothed its surface with spatulas and scrapers. The system to learn reading and writing isn't changed in the millennia! If you look at the types of materials which are engraved or painted Etruscan inscriptions on, you notice that almost all the documents of daily use are lost: papyruses, the parchments, waxed tablets, fabric books, usually linen, big part of bronze foils. This is because the materials were perishable or reusable, like metals. So we haven't any literature or history books, dictionaries and grammars, and we don't have to think that Etruscans didn't have them.
La religione
Gli Etruschi vedevano nella natura e in tutto ciò che li circondava un insieme di simboli e segni mandati da esseri soprannaturali: dèi, genii, animali mostruosi.
Quali potevano essere questi avvertimenti? Un fulmine, il volo degli uccelli, apparizioni straordinarie, o i segni presenti sul fegato delle vittime. I sacerdoti etruschi, persone preparate e attentissime, scrutavano ogni più piccolo particolare e interpretavano la volontà degli dèi con rituali antichissimi, tramandati di generazione in generazione. Avevano infatti raccolto tutte le proprie conoscenze e le istruzioni per decifrare i segni degli dei all'interno di speciali libri, ciascuno con un nome specifico. Indossavano un alto copricapo a forma di cono, un mantello ricco di decorazioni preziose, spesso un bastone ricurvo, il lituo, adoperato per rivelare agli uomini se il messaggio arrivato con un fulmine fosse di buono o di cattivo significato. Quando poi gli Etruschi vennero a contatto prima con le popolazioni che vivevano nella penisola italiana (Latini e Italici) poi con i Greci, che avevano fondato delle colonie nel sud , impararono a conoscere altre divinità che trovarono assai simili alle proprie. Tinia fu paragonato a Zeus, Uni ad Hera, Menerva ad Atena, Turan ad Afrodite, Turms ad Hermes, e così di seguito finché al tempo dei Romani Tinia divenne Giove, Uni Giunone, Menerva Minerva, Turan Venere e Turms Mercurio. In altri casi gli Etruschi presero addirittura 'in prestito' direttamente dai Greci dèi come Apulu/Apollo, Aritimi/Artemide, Hercle/Eracle. Perciò i continui scambi commerciali con i popoli italici, con i Greci e le altre genti del Mediterraneo portavano anche alla diffusione di nuove divinità, di culti religiosi e di miti particolari. Spaventose e terribili erano le divinità degli inferi, a cui era affidato il compito di accompagnare il defunto nel pericoloso viaggio verso l'aldilà. Caronte, Vanth ('l'angelo della morte'), l'orrendo mostro Tuchulcha con il becco e le ali a forma di serpente, che sono stati raffigurati sulle urne funerarie e sulle immagini dipinte nelle tombe, erano dèmoni infernali che a volte potevano insidiare le anime prima che arrivassero ai Campi Elisi, il cosiddetto 'paradiso' degli Etruschi.
Religion
Etruscans saw in the nature and the things around them symbols and signs sent by supernatural beings: gods, genii, monstrous animals.
What could these warnings be? A lightning, the bird flight, extraordinary apparitions or the signs on the victims' liver. Etruscan priests, skilled people, scrutinized every smaller detail and they interpreted the gods' wish by ancient rites, handed down by past generations. In fact they picked up all their knowledge and the instructions to decipher the signs of the gods in special books, each one with a specific name. They wore a tall cone-shaped headgear, a richly decorated cloak, often a spiralled stick, the "lituo", used for revealing if the message arrived by a lightning had a good or bad meaning. When Etruscans came in touch at one time with the populations that lived in the Italian peninsula (Latin and Italics) and then with Greek, that had founded some colonies in the South, they knew other similar gods. Tinia was compared to Zeus, One to Hera, Menerva to Athena, Turan to Aphrodite, Turms to Hermes, and so on up to Roman civilization where Tinias became Jupiter, Uni Juno, Menerva Minerva, Turan Venus and Turms Mercury. In other cases Etruscans borrowed even from the Greek gods, like Apulu/Apollo, Aritimi/Artemis, Hercle/Heracles. Therefore the continuous commercial exchanges with the Italic, Greek and other Mediterranean peoples facilitated the diffusion of new divinities, religious cults and particular myths. The divinities were dreadful and terrible and they had the task to accompany the deceased in the dangerous journey towards the after-life. Caron, Vanth ('the death's angel'), the horrible monster Tuchulchas, snake-shaped beak and wings, represented on the funeral urns and the painted pictures in the graves, were infernal demons that sometimes could make an attempt on the souls before they reached the Elysian Fields, the so-called 'heaven' of the Etruscans.
I mezzi di trasporto
Oggi siamo abituati a vivere con tante comodità che ci accompagnano quotidianamente e delle quali non riusciamo più a fare a meno, dandole quasi per scontate. E' normale aprire un rubinetto e vedere scorrere l'acqua, premere un interruttore e accendere la luce, salire in automobile e viaggiare agevolmente su grandi strade. Tutte queste cose sono conquiste recenti per l'uomo e ancora non sono conosciute da tutti i popoli del mondo. Pensiamo, quindi, a come doveva essere la vita quotidiana degli Etruschi: l'acqua veniva portata a mano nelle case (anche se esistevano già allora grandi opere di idraulica), la luce era quella del sole e al calare della notte si utilizzavano torce, fiaccole e lucerne. Ma per spostarsi? Non esistevano superstrade o autostrade; vi erano sentieri appena segnati, in genere sterrati o al massimo lastricati, senza misure di sicurezza e l'ausilio di carte stradali . Non pensiamo pertanto ad automobili, treni, o aerei, grazie ai quali abbiamo reso il mondo "un po' più piccolo". I principali mezzi di trasporto degli Etruschi erano il cavallo, i carri trainati da uno o più cavalli (carpento, biga, quadriga, etc.), le navi e ovviamente…i piedi: anche lunghi viaggi venivano fatti a piedi e duravano molti giorni, se non "settimane". Anche gli spostamenti a cavallo e su carro erano lunghi e pieni di pericoli, per cui uno dei mezzi di trasporto preferito era la nave. Fin dal periodo villanoviano troviamo nelle tombe modellini di imbarcazioni che fungevano da vasi e che ci fanno pensare che gli scafi fossero ricavati da un unico tronco. Dal VII secolo a.C. lo scafo aumenta di dimensioni, diventa rotondo, la prua aguzza e la poppa curva, l'albero della vela è fissato al centro e si pensa che potessero esserci fino a dieci rematori. Il timoniere, che manovrava il grande remo utilizzato per guidare la nave, stava presso la poppa. Da rappresentazioni su vasi conosciamo alcune navi del VI secolo a.C., che trasportavano passeggeri e guerrieri. Un grande scrittore latino, Plinio il Vecchio, racconta che gli Etruschi per primi avrebbero aggiunto allo scafo il rostro, una grossa punta che veniva collocata sulla prua della nave, sotto il pelo dell'acqua, e che serviva per colpire e affondare le navi avversarie. Esistevano delle vere e proprie flotte destinate al combattimento sul mare. Le flotte comprendevano sia navi piccole e veloci, adatte agli scontri, sia grandi navi per il trasporto di truppe. Proprio la grande importanza delle navi da guerra ci ricorda che presso gli scrittori antichi gli Etruschi avevano fama di pirati, cioè attaccavano e saccheggiavano le altre imbarcazioni. Nel mondo greco, però, la pirateria era ammessa e pertanto tale definizione non aveva un valore offensivo, come potrebbe sembrare oggi. Bisogna aggiungere che i trasporti con nave erano sempre i più comodi e vantaggiosi; e così erano impiegati anche per penetrare verso l'interno, utilizzando i fiumi e i torrenti navigabili.
L'artigianato
Fin dai tempi più antichi l'uomo etrusco sentì la necessità di comunicare impressioni ed emozioni, di rappresentare la propria esistenza attraverso la realizzazione di oggetti ed accessori adoperati in tutti i settori della vita quotidiana: agricoltura, commercio, religione, architettura, decoro personale e guerra. La figura a cui venne affidato questo compito fu l'artigiano, che ben presto crebbe d'importanza: già nel VII secolo a.C. su alcuni reperti si trova la firma dell'artefice! Il maestro artigiano organizzava il lavoro in una bottega - a volte una semplice capanna - con i propri figli e gli apprendisti, ai quali insegnava la tecnica in cui era specializzato. Il lavoro si tramandava così di generazione in generazione… Ceramisti, coroplasti, toreuti, scultori, scalpellini, pittori, decoratori, incisori, orefici formavano quelle maestranze che erano disposte a trasferirsi in altre città o addirittura presso altri popoli, poiché la richiesta di prodotti artigianali e di decorazioni architettoniche per i templi era elevata. Tra l'VIII e il VI secolo a.C. gli Etruschi raggiunsero una straordinaria ricchezza grazie alle risorse agricole e minerarie del territorio. Vino, olio e ferro erano tra i prodotti più apprezzati dai Greci e dalle genti d'Oriente. Gli Etruschi esportavano in molte aree del Mediterraneo il bucchero - la ceramica etrusca dal tipico colore nero -, armi, prodotti d'oreficeria e di arredo (i candelabri e le situle). Con il fiorire dei commerci giunse in Etruria una grande quantità di merci orientali, a tal punto che gli studiosi hanno chiamato questa fase orientalizzante. Prima Corinto e Rodi, poi Atene furono le principali città dalle quali provenivano ceramiche, avori, gemme incise, tappeti, mobili in legno pregiato e altro ancora. Non mancavano i commerci con i popoli della penisola italiana e del nord-Europa, da cui, per esempio, arrivava la preziosa ambra. Tanto grande fu il benessere che alcuni scrittori greci, probabilmente ostili a questa gente, sostenevano che i banchetti e i piaceri avevano reso gli Etruschi molli ed effeminati. E' vero invece che diverse mode e abitudini nuove si diffusero in Etruria a causa degli scambi con altre popolazioni. Le acconciature dei capelli dei personaggi che vediamo nelle raffigurazioni pittoriche o sulle urne, l'uso di seppellire i defunti come gli eroi di Omero, il distendersi a banchetto sul fianco sinistro sono tutte usanze nate in Oriente


La guerra
La guerra era un'importante attività per gli Etruschi e rappresentava un modo per procurarsi terre, ricchezze e uomini. Oltre agli scontri in terra, veniva praticata la pirateria, non considerata nel mondo antico "illegale". La guerra aveva, poi, lo scopo di indicare lo stato sociale e il potere di chi la faceva: le armi indicavano il rango elevato del loro possessore. Elmi, spade, scudi, punte di lancia, pugnali, parti di armature ritrovati come corredo nelle tombe, ci fanno immediatamente capire che il defunto era un guerriero e che era ricco. Le armi rinvenute nelle sepolture più antiche sono in bronzo, materiale che ci ricorda il duello corpo a corpo degli eroi dei poemi di Omero.
Quali erano gli oggetti utilizzati dal guerriero? La testa era protetta da un elmo, che nei periodi più antichi presentava una cresta, e che con il passare del tempo avrebbe cambiato forma arricchendosi anche di paraguance sotto l'influsso dei modelli greci. Gli elmi, in bronzo o in ferro, spesso erano decorati con incisioni. Gli scudi erano rotondi e solitamente di grandi dimensioni, in cuoio e rivestiti da una lamina di bronzo. Una lamina di metallo aveva la funzione di pettorale, che proteggeva le parti vitali, come ad esempio il cuore. Le caviglie erano protette da schinieri metallici. A volte venivano utilizzate anche delle vere corazze dotate di protezioni sulle spalle (spallacci). Tra le armi di offesa ricordiamo le lance con punta metallica innestata da una lunga asta di legno, le spade corte e lunghe e le asce. Tra la seconda metà dell'VIII e il VI secolo a.C. i capi aristocratici avevano delle vere e proprie panoplie con armi in metallo prezioso e finemente lavorato. Il gusto artistico degli Etruschi, che in questo momento risente degli influssi orientali, si rifletteva anche sugli strumenti della guerra rendendoli oggetti pregiati. A tale proposito si ricordano le asce singole o raccolte in fasci (i fasci non erano armi ma simboli di potere), gli scudi decorati a motivi geometrici, gli elmi con cimiero, le spade con impugnature intarsiate in materiale prezioso, che gli scavi archeologici hanno riportato alla luce in diverse zone dell'Etruria. Si tratta di armi non sempre usate in battaglia, ma piuttosto "da parata", cioè indossate ed esibite durante cerimonie religiose e civili, magari in occasione delle celebrazioni per le vittorie sul campo. Nella stessa tomba è possibile rinvenire più esemplari dello stesso tipo di arma proprio come sfoggio di ricchezza. Il carro da guerra era poi una delle maggiori prerogative dei ricchi guerrieri; si pensa che non servisse per combattere, ma per condurre il principe sul campo di battaglia dove si svolgeva il duello, mentre l'auriga rimaneva sul carro in attesa. Un riferimento al possesso di un carro potrebbe essere dato dalla presenza nelle tombe di bardature per i cavalli e, frequentemente, di fàlere e morsi equini. Si è detto in precedenza che la guerra serviva anche a procurarsi uomini: si trattava di prigionieri la cui sorte era variabile. Nel caso di prigionieri appartenenti a nobili famiglie poteva essere chiesto un riscatto in cambio della loro libertà. Altri erano destinati al sacrificio sulla tomba del capo dei nemici, se questo fosse caduto in battaglia; altri ancora potevano diventare servi del signore dopo avergli giurato fedeltà.
Oggetti simbolo dell'aristocrazia guerriera erano i servizi di oggetti per il banchetto, che comprendevano merci di importazione.
Tra la fine del VII e gli inizi del V secolo a.C. venne introdotta in Etruria, su modello greco, la tecnica della falange oplitica e della cavalleria. Gli opliti erano armati con elmo, corazza, schinieri, lancia, spada e scudo, combattevano in gruppo, allineati su più file, difendendosi l'un l'altro in caso di necessità. Erano sempre più diffuse le armi in ferro. Si formarono dei veri e propri eserciti organizzati attorno a un capo militare. Tra il V ed il IV secolo a.C. la tecnica oplitica si diffuse così come la possibilità di combattere in guerra si estese ai ceti sociali non aristocratici. Da quel momento la presenza di armi nelle tombe non fu più simbolo di rango sociale, di nobiltà familiare e di ricchezza, ma indicò il mestiere del defunto che era, appunto, il soldato di professione. Comparve, perciò, anche il fenomeno dei guerrieri mercenari che combattevano per chiunque fosse disposto a pagarli. L'ideale del combattimento eroico - il duello tra capi di genti e popoli - cessò di esistere definitivamente.

War
War was an important activity for Etruscans and it represented a way to conquer lands, wealth and men. Except land battles, piracy was practised, not considered in the past as "illegal." Then war had the purpose to point out the social status and the power of whom made it: the weapons pointed out the high rank of their holder. Helmets, swords, shields, lances, daggers, parts of armours found as equipment in the graves make us immediately understand that the deceased was a rich warrior. The weapons recovered in the most ancient burials are bronze forged, material that remembers us the body-body duel of the heroes of the poems by Homer.
What were the objects used by warriors? In the most ancient periods, the head was protected by a helm, with a crest, and later a part to protect cheeks was added thanks to the influence of Greek models. The bronze or iron helms were often decorated with engravings. The shields were round and usually of great dimensions, in leather and dressed by a bronze foil. A metal foil had the function of chest-defence, protecting the vital parts, for instance the heart. The ankles were protected by a metallic cover. Some true caresses endowed with protections on the shoulders ("spallacci") were sometimes used. Among the weapons of offense we can remember the metal pointed lances grafted by a long wood pole, short and long swords and axes. Between the second half of VIII and VI century b.C., the aristocratic leaders had some panoplies with precious metal and elegantly engraved weapons. The artistic taste of Etruscans, influenced by oriental traditions at that moment, reflected also on war tools, making them valuable objects. So the single or bundled axes (bundles were not weapons but power symbols), the geometric decorated shields, the crested helms, the precious hilted swords, found out by archaeologists in various areas of Etruria, can be remembered.
They are weapons not always used in battle, but rather "for parade", that is to say, worn and exhibited during religious and civil ceremonies, even celebrating victories. In the same grave recovering more samples of the same kind of weapons, just for showing wealth. The war wagon was one of the most important prerogatives of rich warriors; archaeologists think it wasn't for fighting, but leading the prince to the duel on the battlefield, while the charioteer stayed on board, waiting for him. A reference to the possession of a wagon could be given by the presence of horse harnesses and often equine bites in the graves. We have previously told the war was important to provide men: they were prisoners whose destiny was variable. In the case of prisoners belonging to rich families, a ransom could be asked for their freedom. Others were destined for sacrifice on the enemy leader's tomb, if dead in battle; others could become servants of a lord after having sworn his faithfulness.
Objects, symbol of the warlike aristocracy, were the equipment for banquets, including imported goods.
Between the end of VII and the beginnings of V century b.C., the technique of the hoplite phalanx and the cavalry was introduced in Etruria on Greek model. Hoplites were armed with helm, caress, lance, sword and shield and they fought in group, lined up in rows, defending each other in case of necessity. Iron weapons were more and more widespread. They constituted armies around a military leader. Between V and IV century b.C. both the hoplite technique and the possibility to fight was spread to the not-aristocratic social classes. From then on, the presence of weapons in the tombs wasn't anymore the symbol of social rank, family nobility and wealth, but the deceased's job, that is to say, the professional soldier. Also the phenomenon of mercenary warriors appeared, soldiers that fought for whoever paid them. The ideal of the heroic fight - the duel between people' s leaders and peoples - stopped definitely existing.